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La rivoluzione del blog fa prigionieri

Il Natale fa venire il diabete, allora ricominciamo con una bella polemica tosta, contro 'sti vecchi arnesi che ancora pontificano e non capiscono che il loro tempo sta tramontando, con il blog power che s'affermerà e la carta su cui scrivono per i loro giornali privi di qualsiasi libertà, che tornerà presto buona solo per i cessi. 

FERRARA SCRIVE SU UN BLOG, GRASSO CI PENSI
di Mario Adinolfi per Europa

Abbiamo fatto un prigioniero
Per noi fissati del blogging c'è una notizia divertente ed è questo Giuliano Ferrara che prende a prestito uno spazio nel blog di Christian Rocca per raccontare il suo digiuno natalizio per appoggiare la propria campagna per la "moratoria sull'aborto". Il direttore del Foglio deve essersi appassionato parecchio allo strumento, visto che nella giornata festiva per eccellenza ha scritto tre post e altri tre alla vigilia: sei post in ventiquattro ore, quanto neanche un blogger di stazza come il sottoscritto ha mai fatto in anni e anni di gestione del proprio sito. La lettura è interessante, ci sono i refusi e c'è lo stile diverso, confidenziale, direi intimo, che il blog permette e la grande carta paludata proprio no. Insomma, abbiamo fatto un prigioniero.

La sottovalutazione
In questi giorni un intelligente collaboratore delle pagine web de la7, Damiano Crognali, sta scrivendo la sua tesina per l'esame da giornalista e mi ha gentilmente intervistato sul futuro del blogging, comunicandomi una serie di dati che fanno il paio con altri che arrivano dalla rivista americana Forbes. Non starò a farla lunga, ma la sintesi è che paragonando "persone note" (vip, per semplificare) e "blogger" (very normal people che hanno un sito sul web) il ruolo di formatori dell'opinione pubblica si sta lentamente spostando a favore dei blogger. Insomma, conta più il parere dei blogger che quello dei vip, per formare la coscienza di una comunità. E i vip che si fanno blogger non sempre hanno successo, anzi, accade raramente. In Italia verso la rivoluzione dei blog (ormai milioni anche nel nostro paese) le cosiddette élites intellettuali stanno a metà tra il compatimento e la sottovalutazione. Ma adesso, abbiamo fatto un prigioniero.

Aldo Grasso e il potere
Il simbolo di queste élites spocchiose assise su un trono in disfacimento è il critico televisivo Aldo Grasso, a cui sono legato da una sorta di riconoscenza. Quando mi sono candidato alle primarie mi ha sdoganato sui media scrivendo una paginata per dire: "E' un blogger, non lo voterò mai". A lui piacciono i potenti, potenti veri, potenti all'italiana: di cricca, di clan, con il cognome che in uno, massimo due gradi di separazione conduce dritto a un luogo dell'élite. Come si permette un blogger incapace di affiliazione, di infilarsi in una sfida tra potenti veri? Così a settembre parte una sparata contro i blog (ovviamente pubblicata dal Foglio) rei di aver interrotto il processo top-down della comunicazione, dal potente al volgo. Ma poiché il potere prima ignora, poi irride, i pochi voti raccolti consentono a Grasso una sparata ottobrina contro il blogger candidato, che poi si mette pure a condurre trasmissioni in prima serata e allora (terza fase della lotta del potere contro gli outsider dopo ignorare e irridere) eccoci alla delegittimazione: il blogger non può condurre trasmissioni, Grasso la patente non la concede. Ma Grasso non conta più un cazzo. E poi, noi abbiamo fatto un prigioniero.

Una guerra in corso
Nei media c'è una guerra in corso. C'è chi crede che questi giornali e questa tv in mano a pochi, pochissimi, con un pubblico ancora numericamente prevalente, ma che va sempre più riducendosi, continueranno a dominaro lo scenario e ad esprimere autorevolezza e potere; c'è invece chi ha scoperto, nel pubblico, di potersi riappropriare del proprio ruolo di essere pensante facendosi media egli stesso, senza intermediari. E' un conflitto mediatico e, ovviamente, un conflitto politico. Da una parte ci sono i sessantenni alla Aldo Grasso, dall'altra milioni di under 40 che credono nella democrazia diretta e stanno facendo prigionieri nel campo avversario. Vedremo, alla fine, chi vince
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Pubblicato il 27/12/2007 alle 0.9 nella rubrica MEDIA E SPETTACOLO.

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