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Sanremo e politica

Sul mio blog su la7 mi ero divertito qualche giorno fa a sfotticchiare Pippo Baudo e il suo "istinto" proporzionalista (vecchia radice democristiana, che non muore mai e non so se è del tutto un male). La lista dei venti partecipanti al prossimo festival di Sanremo mi pareva costruita proprio così.

Quanto Pippo Baudo sia l'Italia che sempre torna, l'Italia prima repubblica che forse non è così da buttare, l'Italia del proporzionale che ora piace a tutti gli homines novi partoriti dal maggioritario, è dimostrato dalla playlist del prossimo Sanremo. E solo a Pippo Baudo "il proporzionalista" poteva venire in mente e poi riuscire di mettere insieme Frankie Hi Nrg che canterà "Rivoluzione" e Little Tony che si esibirà in una attesissima (ma anche no) "Non finisce qui". Immaginiamo il possibile duetto. Insomma Frankie Hi Nrg fa il Bertinotti, Little Tony è Andreotti, Toto Cutugno inevitabilmente Cossiga (italiano vero). Amedeo Minghi? Lo vedo bene come Emilio Colombo, che la Rita Levi Montalcini la farà Loredana Bertè, senatrice a vita della canzone italiana. Che poi la quadriglia (Little Tony-Cutugno-Bertè-Minghi) faccia due secoli e mezzo in quattro, ci fa ricordare quanto l'altra quadriglia (Napolitano-Prodi-Marini-Bertinotti), quella che conta, sia accomunata da analoga senescenza. E allora Pippo Baudo è davvero l'Italia e i Finley saranno una Giorgia Meloni, c'è pure Anna Tatangelo in quota Mara Carfagna, Eugenio Bennato che è tipo il fratello di Pecoraro Scanio (parlamentare anch'egli), Zampaglione in Gerini che è un Tiromancino molto Pd, d'altronde Sanremo è profetico e l'anno scorso vinse Cristicchi, che canta come canterebbe Veltroni.

Oggi apro il Corriere della Sera e scopro che Povia si lamenta perché in realtà il festival è di sinistra, quindi tutto questo mio testo-divertissement se ne va a puttane, perché io volevo cazzeggiare e ora invece si discute seriamente su una pagina intera del principale quotidiano italiano se Edoardo Vianello è di Alleanza nazionale o no.
 
Dunque, io ripeto da anni che la musica è un'arte minore, che non emoziona e non riempie mai veramente, serve solo a consolarci dalla quotidianità terrificante per rifugiarci in un altrove identificativo da treminutietrenta, ma la musica di Sanremo è altra cosa, è specchio fedele dell'Italia che va (a puttane anch'essa, come è ovvio) e finirà che il festival lo vincerà il bravo Sergio Cammariere, non per altro, ma perché ha un cognome che evoca qualcosa di tranquillizzante per un potere che vuole tutto, anche le canzonette.

Io, comunque, tifo per Tricarico. Quello che cantava: "Puttana puttana / puttana la maestra".

Pubblicato il 9/1/2008 alle 11.59 nella rubrica MEDIA E SPETTACOLO.

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