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Non è importante

Qui e altrove, in molti mi chiedono: ma ti candidi? I più accorti e consci precisano: ma ti candidano? Escono nella blogosfera post intriganti come quello di Francesco Nardi, anima di LibMagazine e mio franco antipatizzante, che arriva a scrivere (insieme alla solita selva di velati improperi) che "se il Pd non candiderà Mario Adinolfi – nominandolo di fatto in Parlamento – farà una pessima figura". Troppa grazia.

Poi questa mattina arriva un sms di un amico autorevole, che non sentivo da tempo. Sul suo blog Enzo Delvecchio scrive un testo molto bello, che mi addosa una responsabilità anche troppo grande, quella di dover rappresentare in Parlamento "una generazione con le idee chiare, lo sguardo lungo e la schiena diritta".

Il blog di Enzo è bello e ha nella testata una frase che ci siamo ripetuti tante volte, che è la risposta di Aldo Moro al senso profondo di chi crede ancora nella politica: "Lavoriamo e soffriamo, probabilmente non per noi".

Voi lo sapete, questo è un luogo di schiettezza e se morissi dalla voglia di fare il parlamentare ve lo direi. Ma, davvero, non è importante. Questa volta, proprio non lo è. Questa volta può vincere un'idea collettiva della battaglia politica, che torna protagonista dopo l'età dei particolarismi: Veltroni la incarna bene, fatevelo dire da chi l'ha combattuto da direttista in due campagne elettorali (2001 e 2007) in cui non siamo stati certo teneri.

Ora viene il tempo dell'unità in un progetto comune. Stanno vincendo le idee direttiste dei blogger di Generazione U, le abbiamo proclamate con il nostro piccolo "si può fare" di luglio, le ribadiamo nella versione "powered by Walter" dello slogan della campagna 2008. Ci sono mille cose che non vanno, ma sappiamo per certo che se il Pd ha scoperto il ruolo decisivo della rete, se sta in qualche modo comprendendo il messaggio di orizzontalità in esso contenuto, se ha capito che il rinnovamento generazionale è questione nodale, se ha imparato che la democrazia diretta è una fonte di legittimazione più forte di qualsiasi giochino di tessere e di palazzo, lo si deve alla nostra battaglia coraggiosa e davvero a schiena dritta, lontana da ogni tentazione di diventare dei banali cooptati.

Io sono sereno. Faccio un bel lavoro che non lascerei volentieri e ho la consapevolezza che le idee sono l'unica cosa che conta. Quelle idee le abbiamo spese e le continueremo a spendere sempre, nel nostro modo ruvido.

Per il resto, è ancora vero: lavoriamo e soffriamo, probabilmente non per noi. Ma se non lavorassimo e se non soffrissimo, che vita sprecata sarebbe la nostra?

Pubblicato il 12/2/2008 alle 10.43 nella rubrica GOSSIP E FATTI MIEI.

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