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2 agosto, contro Francesca e Giusva

DA UNA EMAIL SU BOLOGNA, MAMBRO E FIORAVANTI
di Mario Adinolfi per Europa

Oggi, sul mio blog
Oggi, 2 agosto, sul mio blog scriverò quello che da sei anni è sempre lo stesso post. Un ricordo di quanto hanno combinato Giusva Fioravanti e Francesca Mambro, oltre la condanna all'ergastolo per la strage di Bologna, meritandosi altri ergastoli che però non bastano a tenerli in quella galera in cui dovrebbero stare. In qualsiasi paese decente, i condannati con sentenza passata in giudicato per il più orrendo crimine compiuto nell'Italia repubblicana, non sarebbero da anni liberi di passeggiare nel centro di Roma, costruendo il loro diritto alla felicità. Una vasta pubblicistica prova a dire che sono stati condannati ingiustamente, allora si riapra il processo, anche se io tendo a credere alle certezze dei familiari delle vittime e alla solidità delle condanne espresse dai giudici di ogni grado studiando montagne di carte. Ma in questo paese non si può scrivere contro due assassini, che tali comunque sono, liberi e belli e capaci di lanciarti occhiate di odio se ti incrociano per strada o anche di scrivere articoli contro il sottoscritto, perché loro hanno persino la faccia di firmare articoli.

Aggredito in diretta radiofonica
Una mattina, mentre conducevo un programma radiofonico, sono stato aggredito in diretta dal fratello di Francesca Mambro a cui ho lasciato un'ora di tempo per dire tutte le sue ragioni, cariche di livore. Io continuerò, ogni 2 agosto, a ricordare a Mambro e Fioravanti che la loro libertà è una vergogna, persino se fossero innocenti per Bologna. Loro si irriteranno, si irriteranno i radicali e Massimo Bordin, Francesco Cossiga e Maria Giovanna Maglie, il mio amico Luca Telese e il biografo Giovanni Bianconi, i tanti che stanno nel gruppone chic di chi sta al fianco di due assassini che non sopportano chi li chiama con il loro nome, che è assassini, altro che nessuno-tocchi-caino quando Abele non può più neanche piangere.

L'email di un giovanissimo
In coincidenza con l'anniversario della strage e in coincidenza con il mio tentativo di resistenza solitaria via blog alla rimozione dalla memoria del ruolo svolto da Francesca Mambro e Giusva Fioravanti negli anni Settanta e Ottanta, mi arriva alla casella di posta elettronica ieri una email di un giovanissimo, paradigmatica del clima creato attorno a questi due assassini: "Mi chiamo Marco, sono un ragazzo di roma, ho 22 anni e le scrivo in merito a quanto letto nei suoi articoli riguardo Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Vengo subito al punto: lei è un ipocrita sputasentenze che dovrebbe vergognarsi. Come fa a dire che i due ex Nar sono gli autori della strage di Bologna? E' ormai cosa evidente che Fioravanti e Mambro sono stati accusati ingiustamente. Io a differenza sua sono anni che mi documento sui fatti di cronaca di quel periodo storico e trovo ridicole le sue teorie su bologna. Comunque ognuno è libero di pensarla come vuole l'importante è rispettare tutti; cosa che lei non fa quando scrive che guarda con rancore Fioravanti e Mambro giocare con la loro figlioletta Arianna nei pressi di casa sua. Chi è lei per giudicare queste persone? Pensi prima a fare bene il suo lavoro di giornalista".

Una nuova mitologia di estrema destra
L'email di Marco è paradigmatica: ritenere fondata una sentenza dello Stato passata in giudicato, così come fanno tutti i familiari delle vittime, vale l'accusa di essere un "ipocrita sputasentenze che dovrebbe vergognarsi". Mambro e Fioravanti non devono vergognarsi, loro possono camminare a testa alta, continuando a fare proseliti anche tra i giovanissimi, facili prede di una nuova mitologia di estrema destra a cui noi non stiamo dando molta attenzione e su cui invece dovremmo soffermarci di più. Ma questo è un altro discorso. Oggi, semplicemente, un saluto e un ricordo carico di dolore per le ottantacinque persone che una strage fascista e infame ventotto anni fa spazzò via da Bologna e da questa terra.

Questi gli atti criminali compiuti dai terroristi Mambro e Fioravanti al di là della strage di Bologna.

28 febbraio 1978. Giusva Fioravanti ed altri notano due ragazzi seduti su una panchina che dall'aspetto (capelli lunghi e giornali) identificano come appartenenti alla sinistra. Fioravanti scende dall'auto, si dirige verso il gruppetto e fa fuoco: Roberto Scialabba, 24 anni, cade a terra ferito e Fioravanti lo finisce con un colpo alla testa. Poi, si gira verso una ragazza che sta fuggendo urlando e le spara senza colpirla.

9 gennaio 1979. Fioravanti ed altre tre persone assaltano la sede romana di Radio città futura dove è in corso una trasmissione gestita da un gruppo femminista. I terroristi fanno stendere le donne presenti sul pavimento e danno fuoco ai locali. L'incendio divampa e le impiegate tentano di fuggire. Sono raggiunte da colpi di mitra e pistola. Quattro rimangono ferite, di cui due gravemente.

16 giugno 1979. Fioravanti guida l'assalto alla sezione comunista dell'Esquilino, a Roma. All'interno si stanno svolgendo due assemblee congiunte. Sono presenti più di 50 persone. La squadra terrorista lancia due bombe a mano, poi scarica alla cieca un caricatore di revolver. Si contano 25 feriti. Dario Pedretti, componente del commando, verrà redarguito da Fioravanti perché, nonostante il ricco armamentario "non c'era scappato il morto". Che Fioravanti fosse colui che ha guidato il commando è accertato dalle testimonianze dei feriti e degli altri partecipanti all'azione, e da una sentenza passata in giudicato. Ciononostante, Fioravanti ha sempre negato questo suo pesante precedente stragista.

17 dicembre 1979. Fioravanti assieme ad altri vuole uccidere l'avvocato Giorgio Arcangeli, ritenuto responsabile della cattura di Pierluigi Concutelli, leader carismatico dell'eversione neofascista. Fioravanti non ha mai visto la vittima designata, ne conosce solo una sommaria descrizione. L'agguato viene teso sotto lo studio dell'avvocato, ma a perdere la vita è un inconsapevole geometra di 24 anni, Antonio Leandri, vittima di uno scambio di persona e colpevole di essersi voltato al grido "avvocato!" lanciato da Fioravanti.

6 febbraio 1980. Fioravanti uccide il poliziotto Maurizio Arnesano che ha solo 19 anni. Scopo dell'omicidio, impadronirsi del suo mitra M.12. Al sostituto procuratore di Roma, il 13 aprile 1981, Cristiano Fioravanti - fratello di Valerio - dichiarerà: "La mattina dell'omicidio Arnesano, Valerio mi disse che un poliziotto gli avrebbe dato un mitra; io, incredulo, chiesi a che prezzo ed egli mi rispose: "gratuitamente"; fece un sorriso ed io capii".

23 giugno 1980. Su ordine di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, Gilberto Cavallini uccide a Roma il sostituto procuratore Mario Amato. Il magistrato, 36 anni, è appena uscito di casa; da due anni conduce le principali inchiesta sui movimenti eversivi di destra. Amato aveva annunciato che le sue indagini lo stavano portando "alla visione di una verità d'assieme, coinvolgente responsabilità ben più gravi di quelle stesse degli esecutori degli atti criminosi". Mambro e Fioravanti la sera dell'omicidio festeggiano ad ostriche e champagne.

9 settembre 1980. Mambro e Fioravanti con Soderini e Cristiano Fioravanti, uccidono Francesco Mangiameli, dirigente di Terza Posizione in Sicilia e testimone scomodo in merito alla strage di Bologna.

5 febbraio 1981. Mambro e Fioravanti tendono un agguato a due carabinieri: Enea Codotto, 25 anni e Luigi Maronese, 23 anni. Dagli atti del processo è emerso che durante l'imboscata Fioravanti ha fatto finta di arrendersi. Poi ha gridato alla Mambro, nascosta dietro un'auto, "Spara, spara!".

30 settembre 1981. Viene ucciso il ventitreenne Marco Pizzari, estremista di destra e intimo amico di Luigi Ciavardini, poiché ritenuto un "infame delatore". Del commando omicida fa parte Mambro.

21 ottobre 1981. Alcuni Nar, tra cui Mambro, tendono un agguato, a Roma, al capitano della Digos Francesco Straullu e all'agente Ciriaco Di Roma. I due vengono massacrati. L'efferatezza del crimine è racchiusa nelle parole del medico legale: "La morte di Straullu è stata causata dallo sfracellamento del capo e del massiccio facciale con spappolamento dell'encefalo; quello di Di Roma per la ferita a carico del capo con frattura del cranio e lesioni al cervello". Il capitano Straullu, 26 anni, aveva lavorato con grande impegno per smascherare i soldati dell'eversione nera. Nel 1981 ne aveva fatti arrestare 56. La mattina dell'agguato non aveva la solita auto blindata, in riparazione da due giorni.

5 marzo 1982. Durante una rapina a Roma, Mambro uccide Alessandro Caravillani, 17 anni. Il ragazzo stava recandosi a scuola e passava di lì per caso. Mambro sostiene che Caravillani sia stato ucciso da un proiettile di rimbalzo. Viene condannata come esecutrice dell'assassinio. 

Per le sentenze definitive emesse dopo tre gradi di giudizio, Francesca Mambro e Giusva Fioravanti hanno ucciso novantotto persone e ne hanno ferite a centinaia. Oggi li potete incontrare liberi in giro per Roma e per l'Italia, che è un paese incapace di rispettare i suoi morti. Cosa voglio? Voglio che stiano silenziosi e che si vergognino ogni volta che esce un libro che li chiama "innocenti".

Pubblicato il 2/8/2008 alle 5.49 nella rubrica POLITICA ED ECONOMIA.

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