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Noi facinorosi e la questione del realismo

OBAMA, FACEBOOK, LA PIAZZA, L'AGORA'
di Mario Adinolfi per Europa (in edizione straordinaria per la manifestazione del Circo Massimo)

Noi facinorosi
Noi dobbiamo decidere molte cose in queste giornate particolari, che sono giornate di piazza reale e virtuale, di scuole occupate e di blog intasati, di lotta e di social networking. Quando dico noi intendo dire noi "facinorosi", noi che non stiamo esattamente a nostro agio in questo clima nazionale che oscilla quotidianamente tra la commedia degli equivoci e la tentazione autoritaria. Quando dico noi intendo dire noi democratici, vorrei aggiungere noi direttisti, noi cioè che crediamo che l'azione diretta anche dei singoli in democrazia debba essere un valore tutelato e patrimonializzato. Quando poi i singoli si associano e l'azione diretta diventa di massa, il simbolo più prossimo che ci viene in mente è quello del corpo civile metaforizzato nell'idea di rete e non a caso la rete è il connettore attraverso cui questo flusso di idee "facinorose" corre e scorre.

La corsa alla presidenza americana
Diedero del facinoroso anche a Barack Obama qualche mese fa, lo fecero i vertici del partito democratico, lo invitarono a un "reality ckeck", cioè a una verifica realistica delle sue possibilità reali di battere Hillary Clinton prima e il candidato repubblicano poi nella corsa alla Casa Bianca. Gli dissero di "non farsi incantare da internet" per non fare la fine di Howard Dean che quattro anni prima era stato surclassato dal realismo di John Kerry. Obama, pressato da questi realisti, diede un'occhiata al suo profilo Facebook dove i suoi sostenitori erano diventati più di un milione e concluse che la cosa non doveva necessariamente portare sfiga.

Non siate realisti
Ecco, io credo che questa non sia una stagione per i realisti, io credo che qui serva il colpo d'ala un po' visionario di chi crede e fortemente crede che un afroamericano figlio di un keniano un po' disgraziato e di una donna bianca del Kansas morta troppo presto, possa veramente diventare simbolo di un cambiamento che corre e scorre attraverso la rete, riportando milioni di persone che hanno meno di quarant'anni ad iscriversi in America alle liste elettorali, con un fenomeno di ritorno alla politica che non si verificava più da decine di anni.

Come ad Atene
Credo che però si debba a queste persone, come alle persone che affolleranno il Circo Massimo, il massimo di rispetto: il ritorno alla politica non consente ai politicanti di trattarle come fossero pubblico, spettatori, supporters. Sono, sempre per mutuare il linguaggio Facebook che politicamente peraltro affonda casualmente in una radice precisa, "amici". E allora la piazza non sia solo piazza, il Circo Massimo non sia solo il Circo di Walter, ma proviamo a trasformare il tutto in agorà, in diritto di cittadinanza, in territorio della democrazia diretta, come agli albori della storia dell'uomo libero, come ad Atene che da lì parte la lezione che ancora oggi, faticosamente, proviamo a portare avanti: che il governo dei cittadini è meglio del governo di uno solo o di pochi
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Pubblicato il 24/10/2008 alle 14.43 nella rubrica POLITICA ED ECONOMIA.

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