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Né Veltroni, né D'Alema

Ho chiuso alle sette di mattina la conduzione della diretta di Red indossando il cappellino di Obama che mi ha portato Piero con su scritto "Time for change". Ho fatto colazione, ho dormito un po', poi ho scritto questo articolo per Europa

LA LEZIONE: FARE RETE, ESSERE OUTSIDER, RIFIUTARE LE COOPTAZIONI
di Mario Adinolfi

Ho dedicato questo spazio ieri al dialogo in rete tra due blogger autorevoli: Matteo Orfini, tra i principali collaboratori di Massimo D'Alema; Luca Sofri, arruolato da Walter Veltroni nella direzione nazionale del Pd. Il confronto tra i due verteva attorno alle qualità dei giovani del Pd, per Orfini "pippe senza idee", che vogliono "far fuori" quelli che per Sofri sono "apparati di partito". I due se le sono date, io per una volta ho tifato Sofri e nella serata di nascita di Red Tv ne ho parlato con Orfini. Poi, è arrivata la vittoria di Obama. E la lezione mi è sembrata chiara.

Con Barack Obama vince un outsider, un afroamericano che otto anni fa non veniva neanche fatto entrare alla convention democratica che incoronava lo sfortunatissimo Al Gore e la seguiva da un bar di Los Angeles. Con Barack Obama vince un politico che ha saputo utilizzare l'entusiasmo giovanile, veicolato in particolare attraverso la rete da quegli strumenti straordinari che sono i social networks, blog e Facebook in testa. Con Barack Obama vince un uomo che ha sempre rifiutato i meccanismi dell'appartenenza alle "cricche" che generano cooptazioni, fin dagli anni della sua carriera accademica, scegliendo un profilo chiaro e battendosi nettamente per le idee che lo hanno caratterizzato.

Fare rete, essere outsider, rifiutare le cooptazioni credo siano i tre capitoli della lezione che ci arriva dal quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti. E' una lezione tutta figlia del tempo nuovo, la prima grande lezione politica del terzo millennio, la prima vera enorme novità politica planetaria offerta dal ventunesimo secolo alla platea dei contemporanei e alle pagine dei libri di storia. Possiamo declinare questa lezione in italiano? Le difficoltà che dobbiamo affrontare noi in questo paese sono immense rispetto alla pur ardua impresa costruita da Barack Obama. Tutto il sistema da noi è basato interamente sui meccanismi di cooptazione e già oggi possiamo leggere sui giornali che il primo effetto della vittoria di Obama nel Pd sarà l'ennesima apposizione dei gradi di "colonnelli" sulle mostrine un paio di under 40, da parte di generali che pensano così di poter durare ancora a lungo.

A Veltroni, a D'Alema, a tutti quei dirigenti politici "storici" che hanno avuto il merito di costruire il Pd, arriva dagli Usa un'ulteriore lezione e una richiesta di generosità. Attenzione: la generosità che va richiesta non è quella di ampliare le maglie della cooptazione, in modo da far entrare più persone possibile in rappresentanza delle giovani generazioni. Le generosità che va richiesta è collegata alla lezione: non si liberano energie senza conflitto politico tra gli establishment e gli outsider portatori di idee nuove. Perché questa sana competizione si crei, c'è bisogno di costruire un campo e delle regole, di più ancora uno spirito, che la consentano davvero. I dirigenti storici del Pd non sono gli Obama italiani, nessuno di loro potrà esserlo. L'Obama italiano ancora non c'è, è là fuori, come Barack nel bar di Los Angeles a assistere alla convention senza essere neanche invitato. Noi dobbiamo cercarlo con ostinazione, sanando dialettiche inutilmente aggressive come quelle tra gli Orfini e i Sofri e che facciano rete sulle idee comuni, capendo che è il momento di dare battaglia, ma battaglia vera senza subire le sirene della cooptazione e rifiutandola. It's time for change. Ed è ora o mai più.

Pubblicato il 5/11/2008 alle 14.55 nella rubrica POLITICA ED ECONOMIA.

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