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Dobbiamo andare al conflitto

Scriveva ieri Giuseppe D'Avanzo su Repubblica, in un articolo di prima pagina il cui titolo soteneva che i giovani leoni non avessero in realtà i denti: "Nella convinzione che l'azione politica si svolga tutta all'interno dello spazio mediale, ha nel PD più visibilità un demi-monde mediatico, blogger come Luca Sofri (44 anni), Diego Bianchi (38), Mario Adinolfi (37). Competenze? Pochine". E' proprio vero che il limite della battaglia delle giovani generazioni nei partiti (e anche più complessivamente nel territorio delle classi dirigenti) è dato dalla debolezza in termini di competenze? E, soprattutto: quali competenze ci vengono opposte dai gruppi oligarchici che dominano i luoghi del potere in Italia?

Le parole di D'Avanzo hanno provocato una reazione molto articolata di Luca Sofri, che forse è utile riportare nella sua premessa: "Io non amo il conflitto. Nel senso che non mi piace litigare, e preferisco, con quelli che reputo in grado di capire le cose, spiegargliele piuttosto che dir loro 'demi-monde a tua sorella', come lui oggi meriterebbe".

Riporto la premessa perché io invece amo il conflitto e ritengo che D'Avanzo se lo meriti. Ma merita anche una riflessione attenta attorno alla questione delle presunte "competenze". Io non credo che D'Avanzo abbia letto i settemila articoli che compongono il mio blog, né il mezzo milione di commenti della comunità che lo segue, che in gran parte ha scelto anche di partecipare alle primarie del Pd (in condizioni regolamentari a dir poco proibitive), presentando un programma credo abbastanza innovativo riassunto anche in un libro ("Generazione U") che certamente D'Avanzo non ha letto.

In realtà D'Avanzo non ne ha colpa. La regola dell'establishment, di cui D'Avanzo fa parte, è di non prestar fede in alcun modo e mai alle parole degli outsider, di non leggerle, in qualasiasi forma esse vengano espresse. Anzi, il primo tentativo è quello di demolirli per restare con il tranquillizzante quadretto dei rapporti di forza e di potere arcinoti da decenni. Questo vizio in realtà riguarda anche noi che pure predichiamo da tempo la necessità dello svecchiamento e non per una mera questione anagrafica. Tra me, Luca e Diego c'è poca comunicazione, qualche volta ci si guarda in cagnesco, è di queste settimane lo scontro sul web tra Sofri e un altro giovane blogger, Francesco Costa, con il duo "young" dalemiano Francesco Cundari (Quadernino per la rete) e Matteo Orfini. Questa rissosità indebolisce le idee di tutti, con Sofri e Costa che finiscono per sembrare i piccoli veltroniani, mentre Orfini e Cundari giocano l'altro ruolo in commedia.

Invece dobbiamo smetterla. Dobbiamo trovare il minimo comun denominatore tra tutti noi e pretendere la lettura delle nostre idee, che circolano sui blog come trent'anni fa circolavano sulla carta stampata. Quelle idee raccontano della necessità fondamentale di una nuova forma della democrazia, che chiamiamo democrazia diretta e vive di strumenti come le primarie libere, che non a caso generano ovunque classi dirigenti nuove, fino alla grande speranza obamiana. Nella democrazia diretta inseriamo proposte innovative. Qualche esempio: un nuovo welfare che riequilibri la spesa tra le generazioni e tocchi anche i diritti acquisiti da una platea immensa di pensionati che tolgono risorse e speranze ai più giovani; una ristrutturazione profonda del sistema dell'informazione, con un'idea di costituzionalizzazione del Quarto Potere sul modello del Csm; un incremento dell'investimento in ricerca scientifica fino al 2% del Pil; una politica rivolta alla liberazione della giovane coppia, di qualsiasi orientamento sessuale ma con priorità alle giovani famiglie con figli, con riconoscimento di incentivi per l'acquisto della propria abitazione (mutui con tassi azzerati, con risorse generate dalla messa a regime del nuovo welfare); una legge sui partiti che obblighi alle forme più dirette di democrazia interna, con primarie a ogni livello per la determinazione dei candidati.

Sono solo idee accennate, le andiamo scrivendo e propagandando da anni, ma con due difetti: non ci uniamo, non le urliamo.

Dobbiamo andare al conflitto, sulla base di queste idee e della necessità di un rinnovamento reale del paese, non solo della politica. Il fatto che queste idee circolino sui blog, non è una deminutio. Ma si faccia lo sforzo di rintracciarle, prima di giudicare.

(questo pezzo è uscito in forma di articolo sforbiciato per ragioni di spazio su Europa, in forma di post anche su la7.it, poi l'ho mandato via email a D'Avanzo, che ha risposto non solo con cortesia e insomma, se insistiamo un po' a far circolare le idee, in molti si accorgono che qui e su molti altri blog non perdiamo solo tempo, ma costruiamo le fondamenta di una battaglia politica che dura e durerà, hasta la victoria...)

Pubblicato il 25/11/2008 alle 11.27 nella rubrica POLITICA ED ECONOMIA.

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