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Caso Noemi: ora chiarimento o dimissioni

In qualsiasi paese del mondo, il vertice istituzionale non avrebbe ignorato le "dieci domande" con cui un quotidiano mette in dubbio la sua onorabilità. In qualsiasi paese del mondo lo scenario aperto dalla richiesta di divorzio di Veronica ("mio marito frequenta le minorenni ed è una persona che non sta bene") avrebbe aperto un dibattito di natura politica che il Partito democratico fa male a non aprire subito. In qualsiasi paese del mondo le dichiarazioni dell'ex fidanzato di Noemi oggi a Giuseppe D'Avanzo avrebbero scatenato un putiferio: si parla del rapporto telefonico diretto tra Berlusconi e la diciassettenne di Portici, dell'invito in Sardegna per dieci giorni a cavallo di Capodanno insieme a altre trenta ragazze in una sorta di harem, delle bugie che Noemi diceva continuamente al povero ragazzo per coprire i suoi viaggi presso l'Imperatore, delle bugie dell'Imperatore stesso al paese in queste settimane.

Poi ci sono le foto. Le foto di Noemi prima e dopo, il prima è un'innocente ragazza carina, il dopo significa zigomi alti, labbra rigonfie, tutto il volto pesantamente truccato e ritoccato e sono le immagini più evidenti di quel che il Cavaliere ha fatto all'Italia.

Berlusconi non risponde alle domande e quando risponde mente. Se dovesse tentare di rivoltare a frittata venendo in Parlamento per il caso Noemi, non varrebbe nemmeno la pena stare in aula ad ascoltarlo.

Sfiduciare questo premier per indegnità e per la sua naturale tendenza a mentire a tutto e tutti, ritoccando la verità e cambiandola come è cambiato il volto di Noemi, mi sembrerebbe un atto politicamente opportuno.

La questione Noemi è questione politica. Il Pd abbandoni il politically correct e spieghi al paese quel che sta accadendo: un presidente del Consiglio che ha paura di dire la verità sui suoi rapporti ambigui con una minorenne è un presidente del Consiglio che non può governare.

Pubblicato il 24/5/2009 alle 13.17 nella rubrica Diario.

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