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La stagione di Camillo Ruini รจ finita

Sulle dimissioni di Boffo mi è stata chiesta un'analisi dal quotidiano Il Tempo e la trovate pubblicata a pagina 3. Se non comprate il giornale diretto da Roberto Arditti, molto ben fatto, il testo eccolo qui. E il titolo del post indica la frase che più mi sta a cuore.

UN FATTO E' UN FATTO. ANDAVA PUBBLICATO

di Mario Adinolfi per il Tempo

 

Attorno al caso della condanna per molestie a carico di Dino Boffo
rivelata da Il Giornale si è combattuta una battaglia che racconta
bene la condizione in cui versa il concetto di "onestà intellettuale"
nel nostro paese, ormai ridotto a luogo di guerra tra bande. Davanti
alle dimissioni del direttore di Avvenire, mi viene semplicemente da
dire che in assenza di una spiegazione plausibile del fatto in oggetto
(lo scarico di responsabilità su un collaboratore ventiquattrenne
morto per cocaina è stato forse il momento più disgustoso della
vicenda) tali dimissioni erano inevitabili e sono arrivate semmai con
colpevole ritardo.

Da uomo di centrosinistra e da figlio della Chiesa di Roma, sono
rimasto molto sconcertato: le ragioni dell'allontanamento dei
cittadini dalla politica e dei fedeli dalla religione possono essere
rinvenute tutte in questa triste vicenda. C'è stata
strumentalizzazione, certo. Sono abbastanza smaliziato dal sapere che
la campagna di Vittorio Feltri non sarebbe mai scattata contro un
amico di Silvio Berlusconi: Boffo ha pagato le sue prese di posizione
contro lo stile di vita poco sobrio del premier. Dovremmo però tutti
attenerci sempre ai fatti. E i fatti dicono che il direttore
dell'unico quotidiano cattolico, voce della Chiesa italiana, non
poteva essere un condannato per molestie che non intendeva spiegare
quel che era successo.

I miasmi in questo paese nascono dal rincorrersi dei "si dice", ma i
giornalisti e anche i giornalisti militanti non dovrebbero mai
affermare che la soluzione è silenziare i fatti, non raccontarli,
tacere in nome della buona creanza. La condanna di Boffo era una
notizia e come tale andava pubblicata. Per anni una sorta di omertà ha
coperto quella notizia. Il fatto che il muro di omertà sia stato
abbattuto è comunque un elemento da salutare con soddisfazione. I
fatti devono guidare la riflessioni politica e intellettuale del
paese: i fatti e solo quelli. Ma le molestie di Boffo erano un fatto e
le dimissioni in assenza di spiegazione, inevitabili.

Per la Chiesa nel suo rapporto con la politica si apre una stagione
nuova e diversa: dovrà essere una stagione di rispetto (offerto e
preteso) e di non ingerenza. La stagione di Camillo Ruini si conclude
e non è un male. Per centrodestra e centrosinistra c'è l'occasione di
porsi nei confronti della Chiesa senza complessi e nel rispetto del
principio di autonomia della politica (e dei laici cristiani in
politica) che fece la grandezza della stagione di governo della
Democrazia cristiana, il più laico dei partiti repubblicani.

Tutto il resto, compresi gli elementi propri della guerra tra bande,
non è interessante. Ancora una volta, prima i fatti. Ricordandoci,
anche noi che militiamo a sinistra, che quando ci si batte per la
libertà di stampa ci si deve battere per la libertà di tutti, non solo
dei giornali amici. Altrimenti si è intellettualmente disonesti e
sulla disonestà intelletuale si fonda l'imbarbarimento del nostro
paese, non sul racconto di fatti che riguardano le classi dirigenti.
Quelli, è sempre bene saperli, anche quando sono sgradevoli, perché i
cittadini e i lettori devono essere messi in condizione di giudicare.

Pubblicato il 4/9/2009 alle 9.41 nella rubrica Diario.

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