A una settimana dall'uscita del mio ultimo romanzo in libreria, fatemi ringraziare chi lo aiuta a crescere facendolo conoscere: da Repubblica a CardPlayer, da Wittgenstein a Sky, a innumerevoli siti e forum e blog, alle 20 librerie Arion di Roma che hanno dato particolare attenzione al volume. Grazie davvero a tutti. In cambio regalo ai lettori di questo blog le pagine che fanno da prologo alla trama
CONOSCERE PER DECIDERE
Il poker è il solo gioco adatto ad un uomo adulto. La vostra mano contro quelle di tutti gli altri, e le mani di tutti gli altri contro la vostra. Chi mai ha costruito una fortuna col lavoro di gruppo? (Somerset Maugham)
Il poker è un gioco di carte e di persone. Le carte possono esserti amiche e nemiche. Le persone, sempre nemiche. Per imparare questa fondamentale lezione bisogna essere stato, almeno una volta, il bubble boy. Si chiama così lo sfortunato che in un torneo di poker texas hold'em viene eliminato per ultimo prima della zona premi. Abitualmente si premia il dieci per cento dei partecipanti. In un sit 'n' go, tipo di torneo veloce che si svolge di solito con nove giocatori seduti attorno a un solo tavolo, il montepremi viene spartito tra i primi tre classificati: la zona dei pagati dunque sale al trentatré per cento. Un sit 'n' go high roller è un torneo dove si paga una tassa d'iscrizione molto alta, minimo diecimila euro. Li sto osservando da un po'. Sono un giocatore, ma anche un curioso. Sono un "rounder", uno che gioca per passione, organizza i tornei per professione e questo sit 'n' go l'ho organizzato io. Per tutti sono l'Organizzatore. Ci guagagno? Certo. Ci guadagno il dieci per cento del montepremi, da cui detraggo una tassa per il casinò e lo stipendio della dealer, la splendida ragazza bionda che sta dando le carte, che per inciso è la mia ragazza. Ma non occupatevi di me. Guardate loro. Stanno giocando ancora in quattro e hanno messo per sedersi al tavolo trentamila euro per uno. Chi arriva quarto sarà il bubble boy e lascerà la sala al secondo piano del casinò di Venezia con molta tristezza addosso e con trentamila euro di meno in tasca.
Il casinò di Venezia atterrisce già al'ingresso, qui a ca' Vendramin sfoggia una targa in cui ricorda che Riccardo Wagner è morto tra queste mura. Per salire al secondo piano si attraversano sale con grandi dipinti d'autore, ma chi gioca spesso non si accorge di nulla. Si fa appoggiare dal motoscafo sul pontile, entra e va dritto al tavolo. I quattro rimasti a questo sit 'n' go non fanno eccezione. C'è il ragazzino ventiquattrenne coccolato da tutti, gioca con addosso la sciarpa della Juventus con cui si protegge il viso, non guarda mai negli occhi l'avversario e per terra ci sono le carte decisive. Flop: tre di quadri, tre di cuori, asso di picche. C'è stato un raise preflop, un rilancio prima che scendano le carte comuni, gli avversari del tavolo hanno passato la mano e sono rimasti in due, il ragazzino e un quarantenne silenzioso in posizione di bottone, hanno la stessa quantità di chips più o meno. Parla prima lo juventino e punta un quarto del suo stack, il quarantenne vede. Al turn scende un sette di fiori. Check di entrambi. Ultima carta, quattro di cuori. Il ragazzino trattiene un sussulto: ha giocato con tre e quattro, ha full, anche se l'avversario aveva l'altro tre del mazzo non gli mette più paura, l'asso è fuori gioco, la coppia d'assi avrebbe rilanciato ulteriormente preflop. C'è solo una combinazione che teme e allora, scostando la sciarpa dalla bocca, il giovane chiede:
- Hai coppia di sette in mano?
- No.
- Giuri?
- Giuro su mio figlio che non ho coppia di sette.
Con due sette il full di sette con i tre batterebbe quello di tre con i quattro realizzato al river dal ventiquattrenne improvvisamente loquace e rinfrancato, che annuncia l'all in. Sorpreso dall'instant call dell'avversario. Il dealer invita a girare le carte. Sciarpa sul tavolo, espressione di giubilo, il ragazzo mostra il suo full. Il quarantenne, silenzioso, apre le sue carte. Coppia di sette. Parte uno sguardo di odio quasi tenero.
- Ma avevi giurato su tuo figlio...
- Ho solo figlie femmine.
(estratto da La Ricerca della Costante, Mario Adinolfi, AlibertiCastelvecchi 2010)