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Santoro ora deve lasciare la Rai

Al punto di intersezione tra web e televisione il 25 marzo 2010 è nato finalmente un altro modo possibile di fare comunicazione politica? Lo show oggettivamente meraviglioso (in senso tecnico, non politico) di Michele Santoro al Paladozza con trecentocinquantamila contatti web contemporanei, può farci spuntare qualche idea utile per il futuro? Le esperienze varie di star televisive trapiantate in ambiente web in queste settimane (dal Mentana Condicio del Corriere.it a Giovanni Floris su Repubblica Tv a Aldo Busi intervistato sul canale internet di Simona Vantura) stanno edificando un territorio di contaminazione tra mezzi che sembravano alternativi?

Queste domande partono inevitabilmente da Raiperunanotte, uno show sublime per la totale empatia tra conduttore e pubblico (con tanto di finale quasi da pifferaio magico e successivo bagno di folla esterna osannante). Uno spettacolo efficacissmo rispetto al messaggio che voleva trasmettere. Ma anche una forma di comunicazione estremamente faziosa, totalmente priva di cotnraddittorio e proprio per questa cristallina. Anche qui, una novità: se salta l'ipocrisia del bilancino, il talento si libera e la verità viene fuori più agevolmente.

Diciamolo chiaramente. Raiperunanotte indica una strada, una strada che peraltro è stata già bene indicata in questi mesi dal Fatto Quotidiano di Antonio Padellaro e Marco Travaglio (che non a caso si nutre di un pubbico che dal web è passato all'edicola): idee molto nette fanno spettacolo, raccolgono pubblico. Le idee molto nette però non si possono far pagare dai cittadini tutti, non si possono far pagare dal canone.

Lo show del Paladozza non è uno show da servizio pubblico, nessuna Bbc, nessuna Pbs lo metterebbe mai in onda. Da noi è passata l'idea che, in assenza di tentativi di obiettività, il servizio pubblico debba essere composto da opposte faziosità (Santoro e Vespa, Floris e Paragone). Sono contrario. Il ventunesimo secolo è scenario da idee forti, comunicate attraverso il matrimonio tra vecchi e nuovi media, ma senza ricorrere ai soldi di Pantalone. Bisogna farsi forza e camminare sulle proprie gambe. Ora dovrebbe farlo anche Santoro. Ha dimostrare di poter tentare l'avventura della vita, rinunciando a fare il martire (a settecentomila euro di stipendio annuo pagato dal canone non si può fare) e scegliendo la via della libertà. Che, di solito, premia.

Viva Daniele Luttazzi, che della Rai fa a meno, di Telecom Italia Media pure, di Mediaset non parliamo. E per questo può permettersi monologhi fenomenali come quello di ieri al Paladozza. La libertà si paga e premia.

Pubblicato il 26/3/2010 alle 13.46 nella rubrica Diario.

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