LIBERALIZZAZIONI E CONSEGUENZE POLITICHEdi Mario Adinolfi per EuropaSi è scritto genericamente di un decreto liberalizzazioni varato per sostenere i cosiddetti “giovani”. C’è in realtà un segmento, una classe d’età, che deve ringraziare con particolare calore il governo presieduto da Mario Monti ed è quella dei nati negli anni Settanta. E nei giorni in cui i Tir occupano mezza Italia sulle autostrade, nei giorni in cui i farmacisti annunciano una vergognosa serrata, nei giorni in cui i tassisti del Circo Massimo non sanno neanche valorizzare la loro mezza (e in parte giusta) vittoria, nei giorni in cui persino i notai hanno da lagnarsi, forse farà piacere al presidente del consiglio sapere che c’è qualcuno che è consapevole di dover dire grazie. Non si tratta dei “giovani”: un ventenne di oggi non si rende conto di alcuna miglioria nella propria quotidianità. Un nato negli anni Settanta sì.Sono i nati negli anni Settanta che per vent’anni, da quando si sono diplomati per usare un termine temporale preciso, hanno patito sulla pelle l’impossibilità di compiere pienamente delle scelte: se si iscrivevano a giurisprudenza sapevano di non poter fare i notai se non figli di notai, di non poter fare gli avvocati senza sottostare alle forche caudine di un ordine conservatore; se si iscrivevano a farmacia e non erano farmacisti, non potevano neanche sognare di fare i farmacisti.Se non si iscrivevano all’università e volevano aprire una piccola impresa, dovevano sottostare a una pletora costosissima di adempimenti, oltre che al versamento di un oneroso e inutile capitale sociale nel caso di una srl. Se volevano fare i tassisti dovevano accendersi un mutuo e spesso manco quello bastava per ottenere la licenza. Insomma, per vent’anni i nati negli anni Settanta hanno vissuto bloccati nelle loro ambizioni in molti versanti ora sbloccati dal decreto del governo.L’idea della società a responsabilità limitata semplificata con capitale sociale di un euro è semplicemente geniale e, se regolamentata con intelligenza, spingerà davvero molti under 35 a cimentarsi con il gusto di diventare piccoli inventori d’imprese innovative.Per i “giovani” veri e propri, quei due milioni ad esempio che tra i 15 e i 24 anni non studiano e non lavorano, decisiva sarà la navigazione del tavolo sul lavoro. Speriamo non ci sia nessuno che punti direttamente al naufragio: l’idea che mi sono fatto è di una Cgil schettiniana, in questo senso pronta a “fare l’inchino” agli istinti conservatori dei suoi iscritti, più della metà dei quali già tutelati dalle pensioni pagate da giovani sottopagati.Il decreto liberalizzazioni ha attirato al governo il plauso di un segmento della mezza Italia dei nati dopo il 1970, il tavolo sul lavoro può fare il resto. Quel che sembra è che attorno a questi provvedimenti nasce anche un orizzonte politico nuovo, che spacca il paese in due tronconi: con Monti gli innovatori dediti all’interesse generale, contro Monti i curatori degli interessi particolari. Sulle schede elettorali del 2013 spero di vedere questo nuovo scenario ben rappresentato.Da una parte Biancaneve, dall’altra sette nani in lite tra loro: la Lega, Vendola e Di Pietro, Grillo, i sudisti con i loro forconi, la destra corporativa e parafascista, la sinistra novecentesca e conservatrice. L’Italia migliore e quella più giovane saprebbero per chi votare. Quel che è certo è che il bipolarismo come lo abbiamo conosciuto negli ultimi vent’anni, quello del vecchio centrodestra contro il vecchio centrosinistra, con le novità dell’ultimo fine settimana è arrivato al capolinea.