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I due modi di stare in un talk show

Ci sono due modi di stare in un talk show televisivo. Il primo è quello prono al pubblico, che sia in studio o in collegamento, indicando un nemico a caso contro cui farlo sfogare (di solito: i politici, l'Europa, i burocrati, la moneta unica, i tedeschi) e provando la via del "più uno" su qualsiasi loro richiesta. Hai davanti gli esodati? Più soldi subito agli esodati. Hai davanti i giovani? Più soldi subito ai giovani. Hai davanti i precari? Subito posto fisso per tutti. Hai davanti quelli con il posto fisso? Guai a chi tocca l'articolo 18, più diritti, a caso, scegliete voi. Hai davanti gli incazzati di Tor Sapienza? Subito più sicurezza per reprimere i comportamenti delinquenziali di molti immigrati a Tor Sapienza. Hai davanti gli immigrati di Tor Sapienza? Predica sul rispetto e la civile convivenza, sulle necessaria integrazione contro ogni razzismo. Hai davanti i licenziati di un'azienda che ha trovato più conveniente produrre altrove? Lo Stato obblighi subito l'azienda a riassumerli. E' un circo a gettone, l'ospite si becca qualche applauso, tanto sono solo chiacchiere, i soldi non li farà avere né agli esodati, né ai giovani, né ai precari eccetera.

Poi c'è il secondo modo. Provare a dire la verità. E dire la verità significa dire che l'Italia è un paese malandatissimo e non solo perché ci sono i "cattivi" (politici, burocrati, tedeschi) ma anche e soprattutto perché la verità nessuno vuole sentirsela dire. La verità è che in Italia non ci sono più soldi, perché l'economia non cresce e la spesa pubblica aumenta invece di diminuire e i servizi restano terzomondisti. Il debito pubblico enorme produce interessi monstre che in lustri di recessione uccidono il paese e allora in questo contesto o abbatti spesa pubblica e di conseguenza tasse per far ripartire la crescita stimolando l'iniziativa privata, o non ne usciremo mai. I talk show invece hanno buon gioco a prendere un disagio, estremizzarlo, vellicarlo e fare come se davvero ci fossero dei cattivi che non vogliono risolvere il problema pure avendone la possibilità.

Quando vado in un talk show in tv o alla radio io scelgo sempre la seconda strada. Non sono un politico e pure quando facevo il deputato non ho mai cercato il consenso per il consenso. Preferisco la verità. Oggi il mio istituto di previdenza mi ha comunicato che sono meno gli anni che mi mancano alla pensione (stanti queste regole) che quelli che ho già lavorato. Ho cominciato a fare il giornalista retribuito nel 1990, nei momenti di magra mi sono adattato anche a fare il cameriere da McDonald, nel 2036 potrò smettere di lavorare. Come tutti i miei coetanei ho buchi contributivi dovuti al precariato e 46 anni dopo il primo versamento potrò andare in pensione. Pensavo a questo mentre ero chiamato a partecipare all'ennesimo talk show sugli esodati, 162.000 dei quali sono stati mandati in pensione con una spesa superiore ai 10 miliardi. Ne restano alcuni fuori, semplicemente perché in alcune aziende si sono fatti accordi sindacali per scaricare lavoratori sul sistema pensionistico dopo che la riforma Fornero era stata approvata in Parlamento. Era la cinquantesima puntata con un sessantenne che chiedeva di andare in pensione e io mi sono permesso di dire che la coperta è corta e vorrei che si pensasse un pochino anche ai 29 milioni di italiani nati dopo il 1970 che la pensione non la vedranno mai, o ci andranno dopo i 70 anni, con assegni da fame perché parametrati a contributi da fame derivanti da stipendi (precari) da fame, dunque con il metodo contributivo e non con il retributivo con cui quell'esodato vuole andare in pensione a sessant'anni, dopo un imbroglio contra legem perpetrato dalla sua azienda in combutta con i sindacati. Ci sono gli esodati veri e sono stati già tutelati in 162.000. Poi ci sono gli esodati finti. Quelli che volevano semplicemente approfittare delle vecchie regole.

Oh, sia chiaro. Anche a me piacerebbe andare al talk show e dire "diamo più soldi a tutti, pensioniamo tutti coloro che firmano l'autodichiarazione di essere esodati, riassunzione di Stato per tutti i licenziati, posto fisso a tutti i precari, più soldi a chi ha il posto fisso". Ma ho una coscienza, non lo posso dire, non lo possiamo fare. Noi, con la durezza della verità, dobbiamo dire che bisogna prima di tutto far ripartire questo Paese, che se questo Paese rimane fermo pagando 21 milioni di persone (poco meno di 18 milioni di pensionati e pensionandi, più oltre tre milioni di dipendenti pubblici) con soldi di Stato, concentrando e espandendo la spesa pubblica nell'area improduttiva, questo paese affonda. Questo paese riparte se ridà fiato alle famiglie, alle mamme e ai papà che hanno bisogno di una pressione fiscale drasticamente diminuita e calcolata sulle bocche effettivamente sfamate e sul reddito effettivo del nucleo familiare (un lavoratore con moglie che si occupa dei quattro figli, tutti a carico, non può pagare la stessa aliquota di un single), se si ridà fiato alle imprese che solo a fronte ad una convenienza a investire in Italia resteranno in Italia e daranno lavoro in Italia, se si incentiva l'imprenditorialità in particolare giovanile.

Avete trovato più di dieci miliardi per gli esodati, veri e finti. Ora trovate qualche soldo per giovani, imprese e famiglie perché è questo il trio che può far ripartire l'Italia. E la coperta è corta. Non raccontate cazzate alla gente per prendervi qualche facile applauso continuando a ignorare i loro reali bisogni, sperando che il nonno con la sua pensioncina da sessantenne svolga un ruolo da ammortizzatore sociale nei confronti del nipote disoccupato, così potrete continuare a fregarvene di risolvere davvero la situazione.

E ai colleghi giornalisti: ma il gusto di raccontare la verità ce lo siamo davvero così perso a scapito di una oscena rincorsa all'applausometro?

La verità rende liberi, solo la verità. Io in un talk show oggi ho parlato molto, hanno isolato tre minuti, se volete guardateveli, sono qui http://www.huffingtonpost.it/…/mario-adinolfi-aria-che-tira…

Pubblicato il 18/11/2014 alle 19.53 nella rubrica Diario.

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