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Le ragioni e i simboli della Generazione U

Il dibattito tra noi sta crescendo ovunque: su Europa, sui blog, su giornali (Avvenire, Il Tempo, Italia Oggi, Il Giornale) e sulle agenzie. Mi pare un protagonismo fecondo quello di ognuno di voi. Se volete, potete mandare il vostro commento anche a: segr.redazione@europaquotidiano.it.

U COME U2, U COME UNO
di Mario Adinolfi per
Europa

Generazione U, come Uno

Tutti a chiedere: “Ma perché generazione U?”. Ci siamo chiamati così, a questa U abbiamo intitolato lo sforzo organizzativo del 6 maggio, di far uscire dalle pagine elettroniche giovani e giovanissimi che stanno animando, principalmente sui blog, questo confronto che riguarda il futuro del centrosinistra, che noi vediamo intimamente connesso con il futuro del partito democratico. E allora, prima di tutto, U come Uno. Uno solo, un unico partito per rappresentare il motore di un centrosinistra che con l’assetto a due gambe dimostra di non perdere, ma non di sapere vincere. Un solo partito al centro non solo della coalizione, ma del paese. Un partito del trenta per cento, speriamo di più, che sia collettore di speranze.

U come U2 (you too, anche tu)
Sì, U come il gruppo irlandese di Bono Vox e The Edge, quelli che cantano “One”, che sembra fin d’ora l’inno scritto apposta per la generazione U (you ask me to enter / but then you make me crawl e chi vuole capire, capisca).  U2 in inglese si legge you too e significa anche tu. E’ l’invito più sintetico e adeguato alla partecipazione collettiva che sia mai stato coniato. Due sole lettere, per abbracciare tutto e tutti.

U come inversione a U
Fin dall’inizio, la prima definizione è stata questa: ci chiamiamo generazione U perché vogliamo evocare l’idea di un’inversione di rotta, di marcia, persino di corsia. Ci sono cartelli stradali che vietano l’inversione a U e non cartelli che la consentono. Occorrerà inventare una segnaletica adeguata. Occorrerà inventare, punto.

U come Ultima chiamata per le generazioni assenti
La generazione invisibile, la generazione X, ha l’occasione di risalire qualche gradino dell’alafabeto. Certo, almeno in politica, non arriveranno molte altre occasioni come questa. Anzi, probabilmente non ne arriverà nessuna. E’ l’ultima chiamata per le generazioni assenti, in particolare per quella dei nati negli Anni Settanta, tenuti completamente fuori dagli eletti nelle liste dell’Ulivo. Che sia una delle ragioni della vittoria mutilata del 10 aprile?

U come Unica possibilità per il centrosinistra

Quante altre possibilità ha il centrosinistra, oltre quella di affidarsi all’iniezione di entusiasmo che il processo costituente del partito democratico saprebbe certamente generare? Ovviamente, bisognerà vedere verso quali meccanismi si orienterà tale processo. La sommatoria delle consuete dinamiche delle oligarchie dei partiti e delle aree di influenza sarebbe chiaramente insufficiente. Ma questo lo abbiamo ripetuto tante di quelle volte che ormai ci annoiamo anche a scriverlo.

U come Unica moneta
Il Financial Time avanzava lunedì uno spettro colossale per l’Italia: l’uscita dall’area della moneta unica europea, dell’euro per capirci, nel giro dei prossimi dieci anni. Sarebbe una catastrofe e una delle caratteristiche programmatiche delle Generazione U dovrà essere quella di dare la caccia a tutti gli euroscettici e nostalgici della lira. Se c’è una piccola possibilità per un minima percentuale dei trentenni di acquistare una casa e accendere un mutuo, questo lo dobbiamo all’introduzione dell’euro. Perdere questo baluardo sarebbe una tragedia.

U come Unità Europea
La prospettiva dell’Unità Europea diventa, di conseguenza, il traguardo ideale di tutta la nostra generazione, insofferente ai confini nazionali, più spesso vissuti come un limite che come un elemento di fascinazione. Se c’è una bandiera da sventolare per la Generazione U, è quella blu con le stelle.

U come Ulivo (o come Unione?)
Il dibattito su questo tema nei blog è interessante. La Generazione U deve stabilire confini? Si fa il partito democratico facendo riferimento alla U di Ulivo o alla U di Unione? La mia opinione è nota: propendo per la prima ipotesi, almeno come passo iniziale. Ma su questo e su tutto il resto, come è ovvio, il confronto è aperto.

Pubblicato il 18/4/2006 alle 23.0 nella rubrica Diario.

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